workinprogress from the project Strangeness

fragmented half images linger in my mind, just under the surface … a line in a book, a rhyme in a song. A juxtaposition out of the corner of the eye pulls it up … into the light …  like a printed image in the dim red light in the darkroom appears out of the dark liquid in the developer tray …

with the novel from Salman Rushdie: The Enchantress of Florence”

progetto Habitat – 14 – painted backgrounds

Trying out painted backgrounds. Brown letter envelopes which have really travelled to my home in Italy. Paper with a hi-story … work in progress.

progetto Habitat – 13 – Bianco e nero parziale? – partial black and white?

Valutando alcuni schizzi trovo che i colori forti risultano troppo legati alla realtà. Vorrei levare in alcune aree il colore, non solo per far esaltare il resto, ma in prima linea per dare più spazio ad una lettura rilassata e aperta dell’ immagine.

Tecnicamente non uso sofisticate tecniche di decolorazione. Piuttosto tornò alla strategia di dividere l’immagine in zone, come se lo tagliassi con forbici mentali: in photoshop aggiungo una versione in bianco e nero sotto quella a colori e con il tool “gomma” eliminino le parti che contengono colori superflui. È un gesto molto liberante: Less is more.

E penso ad una frase di René Magritte:

“Cerco di ritrovare l’enigmatico nel familiare.”

L’ho letto nel mio testo in tedesco, René Magritte: sämtliche Schriften. Originale in francese: Blavier, A., Flammarion, René Magritte. Ecrits complets, Parigi 1979

“Ich bemühe mich, das Vertraute ins Fremdartige zurückzuversetzen.”

Habitat_schizzo_17

“I try to restore the enigmatic in the familiar.”

From René Magritte: Writings. Original in french: Blavier, A., Flammarion, René Magritte. Ecrits complets, Parigi 1979

Evaluating some sketches I find that strong colors are too tied to reality. I would like to get rid of the color in some sections, not only in order to make stand out the others, but rather to give more space to a relaxed and open reading of the image.

Technically I do not use sophisticated techniques of discoloration. Rather I return to the strategy of dividing the image into zones, as if cut out it with mental scissors: in photoshop I add a version in black and white under the color image and erase with the rubber tool parts that contain distracting colors. It is a very liberating gesture: Less is more!

progetto Habitat – 11 – Checkpoint Charlie – Vintage

backstage – sul mio tavolo si creano degli incontri. Pinguino meets Berlin Wall. Foto vintage del Checkpoint Charlie a Berlin sono emerse dal mio archivio …

backstage – progetto Habitat – Checkpoint Charlie Berlin

backstage – encounters on my table. Penguin meets Berlin Wall. Vintage photos of Checkpoint Charlie in Berlin emerged from my archives …

Happy New Year 2017

… my wish: to never stop finding the magic in daily life 😉

A magic dwells in each beginning,
protecting us, telling us how to live.

Hermann Hesse – Steps – Stufen

progetto Habitat – 03 – animali Schleich e altri sopravvissuti – animals

Per il lavoro” Melting Pot” http://www.fotokorth.de/work/melting-pot/  cercavo animali da inserire in collage con contesto industriale. In una ricerca internet mi imbattevo nella serie di “Schleich”, non ci avevo fatto caso, ma i miei tre prediletti – al Okapi si aggiungeva uno Zebra e infine un Lupo – fanno parte di questa grande famiglia di figurine tedesche. Mi si apriva un mondo da esplorare.

eisbaer – orso polare – polar bear

Vedo foto publicate per vendere online i giocattoli dei figli cresciuti. Mi fanno sorridere i scatti sul tavolo da pranzo, sul parquet e sul divano. Ci sono foto fatti da collezionisti perfettamente ambientate nella natura. Altri optano per fondi monocromatici e offrono tre prospettive. Trovo scatti dell’ animale steso sulla schiena che mostrano il marchio sotto la pancia. Mi sembrano allusioni scioccanti al rischio di estinzione di tante specie. Affino l’occhio e vado alla ricerca di scatti di qualità, con buona luce e risoluzione. Alcuni mi fanno scoppiare dal ridere per la postura involontariamente buffa. Nasce l’idea di creare lavori che fanno sorridere al primo impatto e poi magari suscitano una riflessione sul ruolo complesso e ambiguo che gli animali giocano oggi nella nostra società. Un esempio di questo vasto campo, è un pensiero di Richard David Precht: “Alcuni conigli hanno la fortuna di vivere sotto il tavolo e di morire di morte naturale – incluso lacrime e la tomba in giardino, altri hanno la sfortuna di finire nel nostro piatto”.

Via via vedo di più, mi innamoro degli animali con un’ aria  vissuta, graffiati e scoloriti. Nel gergo delle asta si chiamano: bespielt e replica. Acquistano unicità, sono più vitali di quelli nuovi, perfetti con la linea dello stampo sotto il ventre. Possono avere espressioni sofferenti, fieri, involontariamente comici – sono i sopravvissuti. Cerco di acquistarne alcuni. Le cerco proprio con il criterio ”bespielt” – giocato, a volte costano meno, a differenza di  esemplari con la famosa bandierina del produttore che vengono dalle vetrine dei collezionisti. Vado a caccia dell’ inserzione poco professionale, senza numero di serie con le foto sfocate e fatte senza cura. Mi faccio una cultura, segno i numeri del modello, le ricerco e le paragono. Foto fatto con cellulare e flash, a differenza di scatti fatti con attenzione e cura … per fortuna sono su Ebay.de. Su quella italiana non c’è molto mercato. Prima di natale l’offerta aumenta, imparo a valutare le aste e trovarne tanti senza spendere una fortuna.

Scopro altri produttori e riprendo una passione vissuta in infanzia: leggevo Konrad Lorenz a 12 anni e da Grande volevo fare la Biologa. Studio con passione questo mondo ricco di animali che non sospettavo esistessero – dalla scimmia Chap Mei al Capybara.

Noto le mie preferenze, non vorrei cavalli, cani e dinosauri, ma piuttosto animali selvaggi come tapiro e sciacallo  e mammiferi piccoli poco appariscenti, come orsetto lavatore tasso.

For the work “Melting Pot” http://www.fotokorth.de/work/melting-pot/ I was looking for animals to be included in collage with industrial context. In an internet search I came up to the series of “Schleich”. I had not noticed, but my three favorite – the okapi was joined by a zebra and finally by a wolf – are part of this great family of german figurines. A whole world awaited my exploration.

I see pictures posted online to sell toys of grown up children. They make me smile –  the shots on the dining table, on the floor and on the sofa. There are photos made by figurine collectors, perfectly acclimatized in nature. Others opt for monochromatic backgrounds and offer three perspectives.

I find shots of animals lying on the back showing the brand under the belly. They seem shocking allusions to the risk of extinction of many species. I sharpen my eye and I go in search of quality shots, with good light and resolution. Some make me burst with laughter because of the unintentionally funny postures. I get the idea to create works that make you smile at first glance and then provoke a reflection on the ambiguous and complex role that animals today play in our society. An example for this vast field, it is a thought of Richard David Precht: “Some rabbits are lucky enough to live under the table and die a natural death – including tears and a grave in the garden, others have the misfortune to end up on our plate “.

Day by day I see more, I fall in love with “long lived” animals, scratched and discolored. In the jargon of the auction they are called: bespielt and replica. In my eyes they are more vital than new ones, perfect with the line of the mold under the belly, they have acquired uniqueness. They are the survivors. Their expression varies from suffering to pride and unintentionally funny. I try to buy a few. The search just with the criterion “bespielt” – played. Sometimes they cost less, unlike specimens with the famous manufacturer flag offered from collectors shops. I hunt for the unprofessional insertion, no serial number with blurry photos and made without care. I learn and study, take notes of the model numbers, I research and I compare. Photos made with mobile phone and flash, unlike shots made with care and attention … luckily I have access to Ebay.de. On the Italian market there is not much. Before Christmas the offer increases, I learn to evaluate auctions and find many animals without spending a fortune.

I discover other manufacturers and renew a passion lived in childhood: I read Konrad Lorenz when I was 12 and wanted to be a biologist when I am grown up. Passionately I study this world full of animals, some I did not even suspect existed – from the monkey Chap Mei to Capybara.

Observing my preferences, I do not choose horses, dogs and dinosaurs, but rather wild animals like tapir and jackal and small unobtrusive mammals like the raccoons.

Progetto Habitat – 02 – da dove nasce? Where does the story begin?

Come è cominciato? Alcuni anni fa. Non riesco a resistere, sono incuriosita dalla attrazione che sprigiona un asino in un negozio. Sono entrata a comprare un regalo per la nipotina di 3 anni. Non resisto allo charme di un okapi. Lo acquisto per me. Me lo tengo in studio, ogni tanto lo metto in tasca quando vado fuori e scatto delle foto, alla maniera di CRM – Collage Ready Made. Un concetto che mi è caro, il principio del collage usato insieme con lo scatto fotografico istantaneo. Rimango colpita dal risultato imprevedibile e meraviglioso che ottengo quando piazzo la figurina davanti a varie scenografie. Nasce una serie dove tengo l’okapi in mano. Mi ricorda una serie di immagini con i “tesori della spiaggia” Strandgut. Objet trouvé.


Le uso per combinare in una foto un pensiero latente. Fotografando lo lego all’ oggetto trovato, spesso tenendolo in mano, davanti ad una scena, uno sfondo – in questo caso il mare – che  lo mette in discussione o lo rafforza. Un cellulare che scatta foto di buona qualità è un attrezzo indispensabile, perché lo porto sempre con me come una penna e racconto anche i contesti.

 

How did it start? Some years ago. I’m captured by the magnetic attraction of a donkey in a store window. Going inside to buy a gift for my niece, a  3 years old,  I cannot resist the charm of an okapi. I purchase it for myself. I keep it in the studio, sometimes I put it in my pocket when I go out and snap pictures in the manner of CRM – Collage Ready Made. A concept that is dear to me, the principle of collage used in conjunction with the instant photo shooting. I am struck by the unexpected and wonderful results I get when I place the figure in front of various backgrounds. A series is born where I keep the okapi in hand. It reminds me of a body of work with the “treasures of the beach” Strandgut. Objet trouvé.

I use them to translate a latent thought into a picture. Photographing I connect the half known thought to the found object, often holding it in my hand, in front of a scenery, a background – in this case the sea – which asks questions or suggests answers. A cell phone that takes good quality photos is an ideal tool, because I can always carry it in my pocket like a pencil. This way I show the context, too.

HABITAT – 01 – nuovo progetto e taccuino di viaggio – project and travel diary

Userò questo blog per tenere un taccuino di viaggio. Il viaggio è il processo creativo che mi porta giorno per giorno più profondamente nella giungla di un progetto. Il titolo “Habitat” è nato così. Per 10 giorni sono andata avanti a fare degli schizzi, e ogni giorno, guardando i nuovi collage, adattavo il titolo. Babilonia, Renaissance, Bestiario, Melting Pot, Monkey Business, erano alcuni dei titoli temporanei. Man mano parallelamente al lavoro pratico, come fanno anche le immagini assemblate è maturato “Habitat”. Mi sembra che includa tutti gli aspetti che finora sono emersi.  Il blog documenterà i passi, i mezzi passi, i passi falsi, i salti. Conserverà  scoperte, intuizioni, soluzioni,  incontri,  scelte,  letture e altro che incrociano il mio percorso. Mi piace l’idea di condividerlo con amici, colleghi, sconosciuti, i lettori del blog.

 

Una premessa: A me scrivere non piace tanto. Non per caso mi esprimo con fotografia e collage. Vivo tra tre lingue, il che mi rende imperfetta in tutte. Parlo italiano con amici e famiglia, uso inglese con colleghi e nella lettura e sogno e penso in tedesco. Scrivo molto, ma diari frammentari, schizzi caotici, sogni registrati – in una maniera tutta personale che include tutte le lingue. Non è una scusa, ma una spiegazione.

Sono contenta dell’ idea del blog, mi dà la possibilità di scrivere in forma frammentaria, come mi è congeniale e di fare molto uso delle immagini. Mi sembra una soluzione perfetta. Vorrei non dovermi stressare se manca una virgola, e mancherà sicuramente – altrimenti rischio di perdere la voglia – mi conosco.

Visto che parlo più o meno tre lingue, posso prendere in considerazione di scrivere in inglese e italiano.

” la strada è la destinazione e io sono sempre sulla strada”

Dato che il progetto è appena cominciato, le immagini caricati sono in parte schizzi, non finiti e da considerare come prove, e in parte foto di situazioni di backstage.

I will use this blog to share a travel diary. The voyage is the creative process that leads me day by day deeper into the jungle of the project. The title “Habitat” was born that way. For 10 days I went on to do some sketches, and every day, watching the new collages, I customized the title. Babilonia, Renaissance, Bestiario, Melting Pot, Monkey Business were some of the temporary work titles. Parallel to the practical work, the maturing of the assembled images, matured, too, the term “Habitat”. I feel it includes all the aspects that so far have emerged. The blog will document the steps, half steps, missteps, the jumps. Recount discoveries, insights, solutions, meetings, decisions, readings and what else will cross my path. I like the idea of ​​sharing it with friends, colleagues, strangers, blog readers.

“Life is like photography

you use the negative to develop – Dr. Arno Schmuck”

A premise: I do not like writing very much. Not by chance I express myself through photography and collage. I live between three languages, which makes me imperfect in all of them. Italian I talk to friends and family, I use English with colleagues and in reading and dream and think in German. I write a lot, but fragmentary diaries, sketches chaotic notes, taped dreams – in a personal way that includes all languages.

This is not an excuse, but an explanation. I’m glad of the ‘idea of ​​the blog, it gives me a chance to write in fragmented form, as is congenial to me and make much use of images. It seems like a perfect solution. I would like not having to stress if I miss a comma, and certainly I will – otherwise I risk to lose the pleasure of communication – I know myself too well …

As I speak more or less three languages, I can consider to do that in English and Italian.

“The road is the destination

and I am always on the road “

Since the project just started the uploaded images are partly sketches, unfinished, and to be considered as examples partly photos of the backstage situations. Come with me, let’s get on the road and travel through the adventure project “Habitat”.