Un Viaggio Trasformativo

una testimonianza di Alessandra Manca

Spello, 11 novembre 2012 – una testimonianza di Alessandra Mancadel workshop Album di Famiglia.                                                             

Ed è proprio un meraviglioso viaggio che accomuna i protagonisti di questa splendida esperienza a Spello in occasione del Social Photo Fest a Villa Fidelia, luogo dai colori e le forme architettoniche sublimi e ricche di storia. Un viaggio magico e trasformativo, in cui lo stesso percorso sarà importante, più che il prodotto finale.

In questa giornata tanto attesa, regna la pioggia così tanto indesiderata, che bensì ha contribuito a rendere l’atmosfera  ancor più quieta, accompagnandoci sublime e silenziosa alla ricerca di nuove storie.

Eccoci qui, 10 partecipanti, venuti da lontano o non troppo, seduti accanto talvolta senza conoscersi, pronti ad imparare a mettere in pratica l’esperienza giocosa del collage in un’atmosfera calda e rassicurante, ognuno davanti alla propria creazione, ognuno in cerca di una ri-composizione del proprio album di famiglia.

Con la sua scaletta “super tedesca”, Sabine presenta la giornata, soffermandosi sull’importanza dell’utilizzo di questa pratica come auto terapia, poichè “la forza metaforica della tecnica del collage favorisce cambiamenti della vita reale” ed inoltre “ il taglio, la cancellatura, sono modalità che permettono di vedere il mondo trasformato, con maggiore chiarezza e minore fatalità”. Il montaggio delle immagini, come sostiene Sabine, è un esercizio mentale che ci consente di esplorare sentieri della nostra immaginazione, attraverso l’accostamento di elementi (immagini) che possono sembrare in contrasto o in disarmonia, ma che ci fanno rendere conto che insieme possono convivere, nel rispetto della pluridimensionalità dell’io.

Poi passa subito dopo alla  presentazione di alcuni autori di collage e collage terapeutico storici e contemporanei, sostando ancora sulle qualità visive e psicologiche del collage.

 “Ed ora tocca a voi”: il gruppo si presenta partendo ognuno dalla propria storia. C’è chi fa il fotografo, chi si occupa di arteterapia e chi di educazione; tante storie, tanti pensieri in un unico percorso, quello della creazione di un proprio album di famiglia rivisitato, da commentare, analizzare e condividere con l’altro “sconosciuto”, che saprà guardare e ascoltare con distacco ma con attenzione la sua e l’altrui storia, consapevole, come afferma Paul Klee che “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è.”

Non passa troppo tempo da uno step all’altro. Partendo dall’esercizio delle “emozioni”, si procede alla ricerca delle prime fotografie, immagini o cartoline che suscitano emozioni positive e negative, osservando in seguito l’opera dall’alto con il giusto distacco, che permetterà di “leggere” più facilmente le situazioni e di darne un nome.

Come in ogni buon album di famiglia, non possono mancare ritratti e autoritratti! Il secondo step, infatti, prevede la realizzazione di un autoritratto, sulla base della scelta della foto di un vecchio parente; scattando perciò una foto al momento, e servendosi delle immagini delle riviste, si giungerà alla composizione del proprio autoritratto…rivisitato! C’è chi sceglie pose semplici, o chi decide di nascondersi dietro al velo bianco di una tenda, c’è chi prende in mano oggetti, chi si emoziona…. Ancora tante storie muovono questa magnifica giornata che giunge al pomeriggio, senza quasi che nessuno se ne sia reso conto!

Dopo un buon pranzo nella trattoria vicino alla villa, si ritorna tra colla e fobici cercando stavolta una fotografia di una persona importante che poteva sembrare a noi coetanea. Sabine invita i ragazzi a “mettersi nei panni” creando un collage arricchito con elementi trovati. Ed ancora una volta pronti a ri-creare e ri-comporre un nuovo sfondo metaforico, a posizionare elementi discostanti ma in armonia, ancora una volta alla ricerca di una trama.

Infine, dopo aver scritto delle impressioni o una breve storia sull’ opera prodotta, si procede al confezionamento o alla creazione di una copertina, allestendo ognuno la propria mostra ed esponendo agli altri a turno l’opera realizzata.

Credo che a fase dell’esposizione sia la più potente, poiché ricca di emozioni che escono sia fuori dall’opera, che da ognuno dei partecipanti, che fa proprie le emozioni altrui arricchiendosi, creando un gioco di scoperta-condivisione – immedesimazione e contribuendo ad innalzare il livello di percezione della propria identità.

Concludo citando Seena Frost, la quale afferma che “ Quando entriamo nella nostra storia personale, ci imbarchiamo in un’odissea di riconciliazione, dove riscopriamo più di ciò che realmente siamo, la nostra componente oscura, e la nostra parte di luce…(…)”

Ringrazio Sabine per avermi dato l’opportunità affiancarla in questa magnifica esperienza e di osservare questo percorso con uno sguardo nuovo.“ Il viaggio stesso è la meta”  (Gandhi)      

ToscanaBlues – digital paintings

i am glad – the work is growing steadily … image after image … I believe strongly, that talking about my home habitat I talk at the same time, also about our huge habitat with all the implications on the relations between, nature, animal and human being … explore – a flight in time between past and future – a literal glance under the surface – the opposite of “feet on the ground”… all this , flows together under my paintbrush, the digital brush of my ipadpaintings. The freedom of the digital brush stimulates my need for a spontaneous, quick, dirty, sketchy technique – painting with light. please visit my website: 

 

ToscanaBlues

workinprogress from the project Strangeness

fragmented half images linger in my mind, just under the surface … a line in a book, a rhyme in a song. A juxtaposition out of the corner of the eye pulls it up … into the light …  like a printed image in the dim red light in the darkroom appears out of the dark liquid in the developer tray …

with the novel from Salman Rushdie: The Enchantress of Florence”

progetto Habitat – 15 – reading Robert Frank- verschobene Ausschnitte

… Experimente mit der Form … lakonische Stossgebete … unmittelbare Widerspiegelungen seiner Gedanken … Ausschnitte verschoben … nicht synchronisierte Bildsprache … Vielschichtigkeit und Fragmentierung … beiläufig …Impromptu der Erinnerung … Familienfotos.

aus “Essays über Robert Frank”, Steidl Verlag, Fotomuseum Winterthur, Urs Stahel, 2005, Seite 150, Text von Mirelle Thijsen: Sequenzen in Alben, Fotobüchern und Polaroids. 

progetto Habitat – 13 – Bianco e nero parziale? – partial black and white?

Valutando alcuni schizzi trovo che i colori forti risultano troppo legati alla realtà. Vorrei levare in alcune aree il colore, non solo per far esaltare il resto, ma in prima linea per dare più spazio ad una lettura rilassata e aperta dell’ immagine.

Tecnicamente non uso sofisticate tecniche di decolorazione. Piuttosto tornò alla strategia di dividere l’immagine in zone, come se lo tagliassi con forbici mentali: in photoshop aggiungo una versione in bianco e nero sotto quella a colori e con il tool “gomma” eliminino le parti che contengono colori superflui. È un gesto molto liberante: Less is more.

E penso ad una frase di René Magritte:

“Cerco di ritrovare l’enigmatico nel familiare.”

L’ho letto nel mio testo in tedesco, René Magritte: sämtliche Schriften. Originale in francese: Blavier, A., Flammarion, René Magritte. Ecrits complets, Parigi 1979

“Ich bemühe mich, das Vertraute ins Fremdartige zurückzuversetzen.”

Habitat_schizzo_17

“I try to restore the enigmatic in the familiar.”

From René Magritte: Writings. Original in french: Blavier, A., Flammarion, René Magritte. Ecrits complets, Parigi 1979

Evaluating some sketches I find that strong colors are too tied to reality. I would like to get rid of the color in some sections, not only in order to make stand out the others, but rather to give more space to a relaxed and open reading of the image.

Technically I do not use sophisticated techniques of discoloration. Rather I return to the strategy of dividing the image into zones, as if cut out it with mental scissors: in photoshop I add a version in black and white under the color image and erase with the rubber tool parts that contain distracting colors. It is a very liberating gesture: Less is more!

progetto Habitat – 11 – Checkpoint Charlie – Vintage

backstage – sul mio tavolo si creano degli incontri. Pinguino meets Berlin Wall. Foto vintage del Checkpoint Charlie a Berlin sono emerse dal mio archivio …

backstage – progetto Habitat – Checkpoint Charlie Berlin

backstage – encounters on my table. Penguin meets Berlin Wall. Vintage photos of Checkpoint Charlie in Berlin emerged from my archives …

progetto Habitat – 10 – Presenze Animali – James Hillman – animals

Introduzione del libro di James Hillman: “Presenze animali (Adelphi 2016)”. “Perché vengono?  Chi sono gli animali che compaiano nei nostri sogni, e perché vengono a noi, proprio a noi che abbiamo trascorso gli ultimi due secoli a sterminarli regolarmente, a un ritmo sempre più rapido, senza pietà, specie per specie, in ogni parte del mondo? ” 27 gennaio 1991

James Hillman – Presenze animali – sogni

From the book of James Hillman: “The Animal Kingdom in the Human Dream”. “Why do they come? Who are the animals that appear in our dreams, and why do they come to us, just to us who have spent the last two centuries to exterminate them regularly at an increasingly rapid pace, without mercy, species by species, in every part of the world?

progetto Habitat – 09 – backstage – slideshow

Ho fatto uno slideshow del backstage, una bozza, una prova, per avere un’ idea di come  si possa realizzare un video che racconta il percorso creativo. Ci vorrà una postproduzione professionale, audio con musica e/o voce che commenta.

watch the video on Vimeo

Oggi ho selezionato le foto per il video ed era un strana sensazione di scorrere le immagini delle ultime settimane – la fase dello brainstorming. Vietato vietare – e anche vietato di autocensurarmi. Via libera al gioco senza limiti. Dopo ci sarà il momento per valutare, scartare, selezionare, condensare e perfezionare.

Qualcuno ha detto:

” Bisogna tornare bambini, ma bambini dentro un adulto per poter accedere al momento creativo”

I made a slideshow of backstage footage, a draft, a test, to have an idea of how you can make a video that takes about the creative path. It will need a professional post-production, audio with music and / or voice comments. Watch the video on Vimeo   https://vimeo.com/196970313

Selecting the photos for the video it was a strange feeling to scroll through the images of the last few weeks – the phase of brainstorming. It is forbidden to forbid – and also banned is any form of self censorship. On the other hand, green light to play mode without limits. Later there will be time to evaluate, reject, select, condense and refine.

Someone said:

“We need to return children, but children inside an adult

to access the creative moment “

progetto Habitat – 08 – occhi nuovi – fresh eyes

Sto facendo delle prove, uso foto del mio archivio come sfondo, sia in bianco e nero che a colori. Per ora sono nati tre tipi di collage:

Scene con foto di posti e culture lontane.

Scene di strada delle grandi capitali.

Scene quotidiane, intimiste con area surreale.

È arrivato il momento di far fare delle piccole stampe per poter valutare lo stato delle cose. Mi ci vorrà una distanza, sia temporanea che spaziale. Le vorrei tenere in mano e guardare con occhi nuovi. Vedremo dove mi portano le prossime giornate.

Marabu in Berlin – Progetto Habitat

scottish blackface sheep

I’m experimenting, using photos of my archive as a background, both black and white and color. For now I get three types of collage:

Scenes with pictures of faraway places and cultures.

Street scenes of big cities.

Everyday scenes, intimate and with a surreal atmosphere.

It’s time to make some small prints to assess the state of things. It will take a distance, both in time and space. I would like to hold the images in my hand and take a fresh look. We’ll see where they get me in the next days.