progetto Habitat – 15 – reading Robert Frank- verschobene Ausschnitte

… Experimente mit der Form … lakonische Stossgebete … unmittelbare Widerspiegelungen seiner Gedanken … Ausschnitte verschoben … nicht synchronisierte Bildsprache … Vielschichtigkeit und Fragmentierung … beiläufig …Impromptu der Erinnerung … Familienfotos.

aus “Essays über Robert Frank”, Steidl Verlag, Fotomuseum Winterthur, Urs Stahel, 2005, Seite 150, Text von Mirelle Thijsen: Sequenzen in Alben, Fotobüchern und Polaroids. 

progetto Habitat – 09 – backstage – slideshow

Ho fatto uno slideshow del backstage, una bozza, una prova, per avere un’ idea di come  si possa realizzare un video che racconta il percorso creativo. Ci vorrà una postproduzione professionale, audio con musica e/o voce che commenta.

watch the video on Vimeo

Oggi ho selezionato le foto per il video ed era un strana sensazione di scorrere le immagini delle ultime settimane – la fase dello brainstorming. Vietato vietare – e anche vietato di autocensurarmi. Via libera al gioco senza limiti. Dopo ci sarà il momento per valutare, scartare, selezionare, condensare e perfezionare.

Qualcuno ha detto:

” Bisogna tornare bambini, ma bambini dentro un adulto per poter accedere al momento creativo”

I made a slideshow of backstage footage, a draft, a test, to have an idea of how you can make a video that takes about the creative path. It will need a professional post-production, audio with music and / or voice comments. Watch the video on Vimeo   https://vimeo.com/196970313

Selecting the photos for the video it was a strange feeling to scroll through the images of the last few weeks – the phase of brainstorming. It is forbidden to forbid – and also banned is any form of self censorship. On the other hand, green light to play mode without limits. Later there will be time to evaluate, reject, select, condense and refine.

Someone said:

“We need to return children, but children inside an adult

to access the creative moment “

progetto Habitat – 05 – bianco e nero – black and white?

A colori, o in Bianco e Nero? So che non vorrei colori troppo reali, sgargianti, digitali. Per 25 anni ho fotografato rigorosamente in bianco e nero, il colore mi sembrava poco interessante, distraente. Invece mi piace aggiungere i miei colori, colorazioni a mano di colori “sbagliati” cieli verdi e prati azzurri, mi rilassa e mi dà gioia nelle mie serate senza Tv. In questi giorni colorare i mandala per riconnettersi con se stesso è la scoperta del secolo, cura davvero l’ anima.

Lupus Lunaticus

In digitale cerco una soluzione. La moda del colore desaturato mi disturba, usare bianco e nero e colore parziale insieme? Ci farò una prova.

Odio il verde – forse un residuo del mio rifiuto di rappresentare la natura cosi come è – non lo so, vedo che nelle composizioni mi disturba. Benvenuti sono il celeste e il color sabbia. Guarderò in cerca di aiuto i miei pittori preferiti – Paul Klee, Max Ernst, Marc Chagall e Henri Matisse.

Color, or black and white? I don’t want bright, digital, too real colors. For 25 years I have photographed strictly in black and white, the color didn’ interest me, it  seemed only distracting. Instead I always liked to add my own personal colors, hand colored patiently adding “wrong” colors: Painting green skies and blue fields, relaxes me and gives me joy in my evenings without TV. These days color the mandala to reconnect with oneself seems to be the discovery of the century , it really cures the soul. Digitally I am seeking for a solution. The fashion of unsaturated color bothers me – if I use black and white and partial color together? I’ll make a test.

I hate green – perhaps a residue of my refusal to represent nature just as it is – I do not know, I notice that in my images it disturbs me. Welcome are light blue and sand color. I will look for help and do research with my favorite artists – Paul Klee, Max Ernst, Marc Chagall and Henri Matisse.

progetto Habitat – 04 – carta gialla, quinte di sabbia – sand dunes

Passo varie fasi preliminari. Still life con carta da pacco, figure ritagliate e elementi naturali. La carta da pacco è un elemento molto stimolante. Mi capita in forma di imballaggio dei animali e libri. Alle feste popolare sotto il piatto, la famosa carta gialla. Mi piace a tal punto che mi regalano una pila di trenta fogli. 

Ornitoryntus Fiorentinus

Come fondale queste carte hanno un aspetto caldo, ricordano la sabbia del deserto e la spiaggia. Quando la mattina arriva in studio la luce del sole diventa ancora più calda. Spesso noto con la coda del occhio un dettaglio illuminato e la sua ombra, un immagine laterale che fa nascere un idea.

Mi incanto a fotografare le pieghe di carta, tutte uniche e irripetibili. Ci vedo paesaggi che possono ospitare le mie scene.

Le quinte con la carta gialla mi permettono di essere più libera nella composizione, più regista del pezzo teatrale. Finalmente posso ridurre, aspiro al minimo indispensabile. Al momento sento la necessità di composizioni minimaliste.

White stork – Ciconia ciconia

I advance through various preliminary stages. Still life with wrapping paper, cut out figures and natural elements. The wrapping paper is a very exciting material. It arrives in the form of packaging of the animals and books. In the restaurant I happen to find it under my plate, the famous Italian yellow paper table cloth. I like it so much that the host gives me a stack of thirty sheets.

Used as backdrops these papers have a warm feeling, reminiscent of the desert sand and the beach. When morning sunlight comes in the studio it is getting even warmer. Often it is a quick side glance, a lighted detail and its shadow, a kind of half seen lateral view that gives birth to an idea.

Entranced I photograph the folds of paper, all unique and unrepeatable. I discover landscapes that could accommodate my scenes.

The sceneries with the yellow paper allow me to be more free in the composition, more in charge of the theater play. Finally I can reduce, I aspire to cut down to a minimum. At the moment I feel the need of a minimalist composition.

progetto Habitat – 03 – animali Schleich e altri sopravvissuti – animals

Per il lavoro” Melting Pot” http://www.fotokorth.de/work/melting-pot/  cercavo animali da inserire in collage con contesto industriale. In una ricerca internet mi imbattevo nella serie di “Schleich”, non ci avevo fatto caso, ma i miei tre prediletti – al Okapi si aggiungeva uno Zebra e infine un Lupo – fanno parte di questa grande famiglia di figurine tedesche. Mi si apriva un mondo da esplorare.

eisbaer – orso polare – polar bear

Vedo foto publicate per vendere online i giocattoli dei figli cresciuti. Mi fanno sorridere i scatti sul tavolo da pranzo, sul parquet e sul divano. Ci sono foto fatti da collezionisti perfettamente ambientate nella natura. Altri optano per fondi monocromatici e offrono tre prospettive. Trovo scatti dell’ animale steso sulla schiena che mostrano il marchio sotto la pancia. Mi sembrano allusioni scioccanti al rischio di estinzione di tante specie. Affino l’occhio e vado alla ricerca di scatti di qualità, con buona luce e risoluzione. Alcuni mi fanno scoppiare dal ridere per la postura involontariamente buffa. Nasce l’idea di creare lavori che fanno sorridere al primo impatto e poi magari suscitano una riflessione sul ruolo complesso e ambiguo che gli animali giocano oggi nella nostra società. Un esempio di questo vasto campo, è un pensiero di Richard David Precht: “Alcuni conigli hanno la fortuna di vivere sotto il tavolo e di morire di morte naturale – incluso lacrime e la tomba in giardino, altri hanno la sfortuna di finire nel nostro piatto”.

Via via vedo di più, mi innamoro degli animali con un’ aria  vissuta, graffiati e scoloriti. Nel gergo delle asta si chiamano: bespielt e replica. Acquistano unicità, sono più vitali di quelli nuovi, perfetti con la linea dello stampo sotto il ventre. Possono avere espressioni sofferenti, fieri, involontariamente comici – sono i sopravvissuti. Cerco di acquistarne alcuni. Le cerco proprio con il criterio ”bespielt” – giocato, a volte costano meno, a differenza di  esemplari con la famosa bandierina del produttore che vengono dalle vetrine dei collezionisti. Vado a caccia dell’ inserzione poco professionale, senza numero di serie con le foto sfocate e fatte senza cura. Mi faccio una cultura, segno i numeri del modello, le ricerco e le paragono. Foto fatto con cellulare e flash, a differenza di scatti fatti con attenzione e cura … per fortuna sono su Ebay.de. Su quella italiana non c’è molto mercato. Prima di natale l’offerta aumenta, imparo a valutare le aste e trovarne tanti senza spendere una fortuna.

Scopro altri produttori e riprendo una passione vissuta in infanzia: leggevo Konrad Lorenz a 12 anni e da Grande volevo fare la Biologa. Studio con passione questo mondo ricco di animali che non sospettavo esistessero – dalla scimmia Chap Mei al Capybara.

Noto le mie preferenze, non vorrei cavalli, cani e dinosauri, ma piuttosto animali selvaggi come tapiro e sciacallo  e mammiferi piccoli poco appariscenti, come orsetto lavatore tasso.

For the work “Melting Pot” http://www.fotokorth.de/work/melting-pot/ I was looking for animals to be included in collage with industrial context. In an internet search I came up to the series of “Schleich”. I had not noticed, but my three favorite – the okapi was joined by a zebra and finally by a wolf – are part of this great family of german figurines. A whole world awaited my exploration.

I see pictures posted online to sell toys of grown up children. They make me smile –  the shots on the dining table, on the floor and on the sofa. There are photos made by figurine collectors, perfectly acclimatized in nature. Others opt for monochromatic backgrounds and offer three perspectives.

I find shots of animals lying on the back showing the brand under the belly. They seem shocking allusions to the risk of extinction of many species. I sharpen my eye and I go in search of quality shots, with good light and resolution. Some make me burst with laughter because of the unintentionally funny postures. I get the idea to create works that make you smile at first glance and then provoke a reflection on the ambiguous and complex role that animals today play in our society. An example for this vast field, it is a thought of Richard David Precht: “Some rabbits are lucky enough to live under the table and die a natural death – including tears and a grave in the garden, others have the misfortune to end up on our plate “.

Day by day I see more, I fall in love with “long lived” animals, scratched and discolored. In the jargon of the auction they are called: bespielt and replica. In my eyes they are more vital than new ones, perfect with the line of the mold under the belly, they have acquired uniqueness. They are the survivors. Their expression varies from suffering to pride and unintentionally funny. I try to buy a few. The search just with the criterion “bespielt” – played. Sometimes they cost less, unlike specimens with the famous manufacturer flag offered from collectors shops. I hunt for the unprofessional insertion, no serial number with blurry photos and made without care. I learn and study, take notes of the model numbers, I research and I compare. Photos made with mobile phone and flash, unlike shots made with care and attention … luckily I have access to Ebay.de. On the Italian market there is not much. Before Christmas the offer increases, I learn to evaluate auctions and find many animals without spending a fortune.

I discover other manufacturers and renew a passion lived in childhood: I read Konrad Lorenz when I was 12 and wanted to be a biologist when I am grown up. Passionately I study this world full of animals, some I did not even suspect existed – from the monkey Chap Mei to Capybara.

Observing my preferences, I do not choose horses, dogs and dinosaurs, but rather wild animals like tapir and jackal and small unobtrusive mammals like the raccoons.

Progetto Habitat – 02 – da dove nasce? Where does the story begin?

Come è cominciato? Alcuni anni fa. Non riesco a resistere, sono incuriosita dalla attrazione che sprigiona un asino in un negozio. Sono entrata a comprare un regalo per la nipotina di 3 anni. Non resisto allo charme di un okapi. Lo acquisto per me. Me lo tengo in studio, ogni tanto lo metto in tasca quando vado fuori e scatto delle foto, alla maniera di CRM – Collage Ready Made. Un concetto che mi è caro, il principio del collage usato insieme con lo scatto fotografico istantaneo. Rimango colpita dal risultato imprevedibile e meraviglioso che ottengo quando piazzo la figurina davanti a varie scenografie. Nasce una serie dove tengo l’okapi in mano. Mi ricorda una serie di immagini con i “tesori della spiaggia” Strandgut. Objet trouvé.


Le uso per combinare in una foto un pensiero latente. Fotografando lo lego all’ oggetto trovato, spesso tenendolo in mano, davanti ad una scena, uno sfondo – in questo caso il mare – che  lo mette in discussione o lo rafforza. Un cellulare che scatta foto di buona qualità è un attrezzo indispensabile, perché lo porto sempre con me come una penna e racconto anche i contesti.

 

How did it start? Some years ago. I’m captured by the magnetic attraction of a donkey in a store window. Going inside to buy a gift for my niece, a  3 years old,  I cannot resist the charm of an okapi. I purchase it for myself. I keep it in the studio, sometimes I put it in my pocket when I go out and snap pictures in the manner of CRM – Collage Ready Made. A concept that is dear to me, the principle of collage used in conjunction with the instant photo shooting. I am struck by the unexpected and wonderful results I get when I place the figure in front of various backgrounds. A series is born where I keep the okapi in hand. It reminds me of a body of work with the “treasures of the beach” Strandgut. Objet trouvé.

I use them to translate a latent thought into a picture. Photographing I connect the half known thought to the found object, often holding it in my hand, in front of a scenery, a background – in this case the sea – which asks questions or suggests answers. A cell phone that takes good quality photos is an ideal tool, because I can always carry it in my pocket like a pencil. This way I show the context, too.

HABITAT – 01 – nuovo progetto e taccuino di viaggio – project and travel diary

Userò questo blog per tenere un taccuino di viaggio. Il viaggio è il processo creativo che mi porta giorno per giorno più profondamente nella giungla di un progetto. Il titolo “Habitat” è nato così. Per 10 giorni sono andata avanti a fare degli schizzi, e ogni giorno, guardando i nuovi collage, adattavo il titolo. Babilonia, Renaissance, Bestiario, Melting Pot, Monkey Business, erano alcuni dei titoli temporanei. Man mano parallelamente al lavoro pratico, come fanno anche le immagini assemblate è maturato “Habitat”. Mi sembra che includa tutti gli aspetti che finora sono emersi.  Il blog documenterà i passi, i mezzi passi, i passi falsi, i salti. Conserverà  scoperte, intuizioni, soluzioni,  incontri,  scelte,  letture e altro che incrociano il mio percorso. Mi piace l’idea di condividerlo con amici, colleghi, sconosciuti, i lettori del blog.

 

Una premessa: A me scrivere non piace tanto. Non per caso mi esprimo con fotografia e collage. Vivo tra tre lingue, il che mi rende imperfetta in tutte. Parlo italiano con amici e famiglia, uso inglese con colleghi e nella lettura e sogno e penso in tedesco. Scrivo molto, ma diari frammentari, schizzi caotici, sogni registrati – in una maniera tutta personale che include tutte le lingue. Non è una scusa, ma una spiegazione.

Sono contenta dell’ idea del blog, mi dà la possibilità di scrivere in forma frammentaria, come mi è congeniale e di fare molto uso delle immagini. Mi sembra una soluzione perfetta. Vorrei non dovermi stressare se manca una virgola, e mancherà sicuramente – altrimenti rischio di perdere la voglia – mi conosco.

Visto che parlo più o meno tre lingue, posso prendere in considerazione di scrivere in inglese e italiano.

” la strada è la destinazione e io sono sempre sulla strada”

Dato che il progetto è appena cominciato, le immagini caricati sono in parte schizzi, non finiti e da considerare come prove, e in parte foto di situazioni di backstage.

I will use this blog to share a travel diary. The voyage is the creative process that leads me day by day deeper into the jungle of the project. The title “Habitat” was born that way. For 10 days I went on to do some sketches, and every day, watching the new collages, I customized the title. Babilonia, Renaissance, Bestiario, Melting Pot, Monkey Business were some of the temporary work titles. Parallel to the practical work, the maturing of the assembled images, matured, too, the term “Habitat”. I feel it includes all the aspects that so far have emerged. The blog will document the steps, half steps, missteps, the jumps. Recount discoveries, insights, solutions, meetings, decisions, readings and what else will cross my path. I like the idea of ​​sharing it with friends, colleagues, strangers, blog readers.

“Life is like photography

you use the negative to develop – Dr. Arno Schmuck”

A premise: I do not like writing very much. Not by chance I express myself through photography and collage. I live between three languages, which makes me imperfect in all of them. Italian I talk to friends and family, I use English with colleagues and in reading and dream and think in German. I write a lot, but fragmentary diaries, sketches chaotic notes, taped dreams – in a personal way that includes all languages.

This is not an excuse, but an explanation. I’m glad of the ‘idea of ​​the blog, it gives me a chance to write in fragmented form, as is congenial to me and make much use of images. It seems like a perfect solution. I would like not having to stress if I miss a comma, and certainly I will – otherwise I risk to lose the pleasure of communication – I know myself too well …

As I speak more or less three languages, I can consider to do that in English and Italian.

“The road is the destination

and I am always on the road “

Since the project just started the uploaded images are partly sketches, unfinished, and to be considered as examples partly photos of the backstage situations. Come with me, let’s get on the road and travel through the adventure project “Habitat”.